Daniel Schinasi - L’uomo e la coscienza dimenticata
Cristina Olivieri con Daniel Schinasi nel suo studio
Ballet, 1996
Hommage Galilee
Athlete, 1995
La bataille de Maiorca, 1991
La Moisson, 1991
“In ricordo di mia madre e mio padre profughi dell’Egitto e di tutti gli ebrei perseguitati e cacciati dai paesi arabi”. Imprime queste parole su un grande pannello Daniel Schinasi, per NON DIMENTICARE “le ipocrisie e le menzogne, la violenza del potere politico e religioso, cause di odi, persecuzioni e guerre”.

Vernice bianca “incide” la materia, indelebili messaggi richiamano la coscienza. Perché il tempo non cancelli, torna con il pennello e la tinta fresca a tracciare i caratteri. Tempera su masonite, il supporto più congeniale all’artista che con il suo inconfondibile disegno e i colori accesi della luce raffigura “L’infame stella gialla” ( 2001), un’opera che echeggia di una sorda gravità. Un marchio impresso, difficile a portare, emblema di un popolo perseguitato e martoriato, che risalta sulla veste di una delle donne ebree rappresentate nel dipinto.

Daniel Schinasi eleva la stella ebraica e le due donne portatrici di tale simbolo come messaggere della sua filosofia di pace, del suo grido di dolore “per tutti gli uomini inquisiti, torturati e morti innocenti per colpa dei malvagi al potere” e lancia un grido di speranza perché non accada nel mondo che si possano compiere ancora gli stessi imperdonabili errori, gli stessi inaccettabili omicidi.

La scelta non è casuale: il periodo storico che stiamo attraversando e le guerre in cui continuano a morire centinaia di innocenti preoccupano, spaventano, creano terrore e nuovi scontri. Come spettri incombono e macchiano l’esistenza di nuovi orrori. Accettare che tutto ciò rientri nella normalità, nella logica della consuetudine non è degno dell’uomo.

E Schinasi non si arrende, lui la battaglia la fa per mezzo del suo inconfondibile linguaggio pittorico: il neofuturismo. Ne è artefice e promotore. Come lo è della sua immagine, del suo modo di vivere sempre a contatto con la gente, innamorato del dialogo, del confronto, del tangibile e imperante amore per la natura umana.

Anche e soprattutto verso i deboli, come di un’ ignota Sordomuta (1958) o di un’Africana (1959) in cui i tratti di una ricerca che ha ancora da venire raccontano l’artista e il suo percorso di sperimentazione. Originale e inaspettato nel suo repertorio il Ragazzo messicano con gallo (1960) che si staglia, piccolo protagonista, su un grande manifesto pubblicitario di una metropoli che rimanda forme e colori alla Pop Art.


Affascinato dall’impressionismo e dal pointillisme, Schinasi non può fare a meno di sfiorare il tema della percezione visiva con un Omaggio a Seurat (1960-’61) e di farci entrare nel suo mondo di Antignano (Livorno) con il Ritratto di sua madre ( 1958-’59) con il Paesaggio con albero e fico ( ’62) o ancora per mezzo di Contadini, carro e cavallo (’62-64).

Tra le opere più emblematiche di questa antologica merita un’osservazione attenta il dipinto dal titolo Alla stazione (1965), un quadrato perfetto in cui l’artista raffigura personaggi che tornano come leit motiv in altre composizioni e al centro la locomotiva sinonimo di viaggio, cambiamento e distacco.

Resta tra i temi particolarmente cari a Schinasi l’esodo, di cui realizza vari studi come quello del 1978 che anticipa l’altra grande opere dal titolo Il Terremoto (1982, ritoccata nel 1995).
L’altro affascinante emblema che si collega al filo rosso dell’opera dell’artista è il Messaggero di pace (1982) in cui appare sullo sfondo un cavaliere sul suo cavallo bianco lanciato al galoppo sulla spiaggia e in cui in primo piano è raffigurata la famiglia (autobiografia).

Atmosfera surreale e incantata, dove per raro caso si nota il senso della staticità è il Bagno al chiaro di luna ( 1989-91), singolare parentesi dai toni glaciali della rappresentazione di una famiglia.

Immancabile l’omaggio alla musica con Jazz a Nice (1991) e il progetto per l’Omaggio a Verdi che cede il passo ad altre scene di vita vissuta, dei lavori della terra fino a quelli del mare. Ne sono preziosi esempi opere come Donne con terracotta ( 1988- ritoccato nel 2002), La vendemmia (1993-’969, il Frantoio (1997-’98), la Famiglia del pescatore a Sinfos (2001). Torna, perché mai è stato abbandonato, il tema dello sport con I surfisti a Tarifa (2002) e i Pattinatori su ghiaccio (2004).

La sezione dei disegni inediti presentati in questa mostra è un’ulteriore testimonianza del talento nel disegno, oltre che nel colore e nella tecnica, di un uomo, un artista, che non si erge a profeta. Ma che con una coerenza stilistica indiscutibile e la scelta di sostenere e rappresentare ideali inequivocabili come il recupero dei valori, la tolleranza, l’antirazzismo e il predominio della pace su ogni guerra, dimostra rinnovata sensibilità e coraggio.

Libero da ogni condizionamento e da ogni corrente, Schinasi prosegue solitario e fiero sulla scena dei più grandi maestri del Novecento.
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  Critiche - 19/06/2004