Piero Rolla - Lavoro onirico
Corrono veloci le immagini della vita. Uomini, macchine, città trascinate dal vortice di ritmi frenetici. Impressioni che sfuggono alla memoria labile, offuscati dall’abitudine, eppure costantemente nascosti, vigili e protagonisti nei «Sogni».
Piero Rolla offre con il suo «lavoro onirico» strumenti di supporto per ricordare il sogno, fenomeno psicologico che si produce durante il sonno e che è costituito da una serie di immagini rappresentative di contenuti di pensiero, più o meno organizzate ed alle quali l’individuo può o no partecipare: sono attività che sfuggono alla volontà del soggetto a causa della dissoluzione della coscienza vigile.
Eppure i suoi quadrati perfetti elaborati con smalti acrilici all’acqua su fogli di carta sottile più della cellulosa, sottendono l’astrazione, lasciano libera interpretazione d’immagine. Ogni osservatore ritroverà secondo le proprie teorie il sogno trasposto nella realtà che più gli è vicina. Un mondo che gli appartiene indissolubilmente. Non è casuale la scelta di disporre i «sogni» su un piano, a una minima distanza l’uno dall’altro. Spazi intesi come vuoti di memoria che si insinuano tra le ricostruzioni di un lavoro in cui l’uomo pare essere impegnato per la quarta parte del tempo di durata totale del sonno.
Il somnium (nell’antichità era il sogno simbolico che richiedeva un’interpretazione), emerge da un fondo rosso sul quale si distendono dolci pennellate di giallo luminoso. Domina poi uno strato di puro bianco («me stesso nel viaggio della vita») che ricopre, nella sua corposità, «il lavoro onirico» lasciando qualche frammento libero (quel poco che al mattino l’uomo riesce a ricordare dei sogni prodotti). Ecco il primo intervento con la spatola lanciata in orizzontale e verticale, prima disegnatrice cosciente di eventi, espressione libera dell’attività naturale della psiche. E’ la volta del blu cui l’autore attribuiva nel suo lavoro passato un significato particolare: si tratta del colore che meglio definisce le difficoltà della vita, cui per ultima la spatola si contrappone con forza scandagliando quelle «immagini» che riemergono talvolta nitide, in altri casi velate e che si concretizzano come specchi di un anima che capta gli oggetti, li riconosce nella realtà sfuggente e se ne riappropria.
E’ questo il dizionario onirico di Rolla. Un linguaggio pittorico che riproduce moltitudini e passioni, rimosse nell’inconscio del sognatore.
«Sogno» come «via reale» per l’inconscio di cui esso è manifestazione privilegiata. Porgendo all’osservatore il testo del sogno, l’artista predispone all’uomo contemporaneo il «contenuto onirico latente» di freudiana memoria.
Una pittura segnica nella quel trionfa il valore fondante del segno piuttosto che il gesto. Il segno infatti si stampa sul foglio come scrittura e diventa struttura portante del quadro. Una pittura meditata e riflessiva che si prefigge lo scopo di registrare su una superficie reale istanti ed emozioni con materie colorate in cui fondo e figura risultano indistinte.
Ma non c’è niente di intentato al caso in questa profonda poetica artistica che sul piano stilistico, per le sue ampie composizioni intrise di costanti cromatismi, può rievocare l’opera di Hans Richter.
Il movimento, l’idea di velocità che oggi ritroviamo in queste opere si fonda sulla base di un lavoro sviluppato su materiali diversi come il ferro e il plexiglass. Dal primo sono nate sculture «meteoritiche» forgiate in fusione con la fiamma ossidrica che sprigionano la forza di un potente linguaggio espressivo autonomo. Con il plexiglass c’è l’avvicinamento alla pittura.
Espressione cui ora approda nel quotidiano vivere, sviluppando i simboli dell’impercettibile e frastagliata personalità dell’uomo che nel sogno vive una vita parallela.
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  Critiche - 04/02/1999