L’dea dell’arte nelle pagine del Frontespizio
Le tendenze artistiche di un’Italia travagliata e segnata da vent’anni di incubo fascista e dall’imminente scoppio della Seconda Guerra Mondiale, rilette attraverso le opere che dal 1937 al 1939 furono pubblicate sul Frontespizio, la storica rivista nata nel 1929 e diventata ben presto punto di riferimento per letterati e artisti dell’epoca.

L’occasione è quella del quarto centenario dalla fondazione di Monsummano Terme, e della mostra “Naturalezza come stile – L’idea dell’arte nelle pagine del Frontespizio”, allestita nelle sale del museo di arte contemporanea, dove fino al 16 marzo si potranno vedere oltre 120 opere fra dipinti, sculture, disegni e incisioni realizzati da artisti del calibro di Carlo Carrà, Felice Casorati, Filippo De Pisis, Mino Maccari, Giacomo Manzù, Antonio Maraini, Quinto Martini, Giorgio Morandi, Ottone Rosai, Gino Severini, Ardengo Soffici, Lorenzo Viani.

Nata nel clima dei Patti Lateranensi, la rivista fu diretta dal 1931 da Piero Bargellini che nel ’39 ne allargò la responsabilità a un “comitato” composto anche da Giovanni Papini e da Ardengo Soffici. Un decennio in cui “Il Frontespizio” organizzò il pensiero cattolico all’interno della società italiana post concordataria riunendo intorno a sé scrittori, poeti e uomini di pensiero di diversa generazione e di varia formazione culturale.

E’ l’etica sofficiana della pittura di tradizione: un’arte autenticamente italiana, derivata dalla tradizione e perciò duratura, neppure sfiorata da mode ed estetismi passeggeri. Una predisposizione d’animo che Soffici aveva ricercato nell’arte pura di giovani talenti e che di lì a poco venne demotivata col finire di un’epoca, apparendo oggi nel “ Frontespizio” quale estrema rappresentazione d’una “naturalezza come stile”.
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  Recensioni - 20/01/2003