Il silenzio dello spazio
(dal Tirreno – Cultura)
Un’indagine sul rapporto spazio-luce, dalla metà degli anni ‘60 ad oggi. Con Turi Simeti la Galleria Giraldi, dopo trentacinque anni, ripresenta a Livorno le opere dell’artista di Alcamo (Trapani), in un percorso espositivo che si snoda in trenta opere.

Il titolo della mostra “Il silenzio dello spazio” è tratto da una frase dello stesso Simeti in una intervista del 1988: “…la proposta viene portata al confine della percezione e lo spazio, anzi il silenzio dello spazio proposto, è un’ipotesi di perfezione proiettata al di là dell’opera…”.

Apporta movimenti interni alla tela, sagomandola con forme ellittiche, sempre con scelte minimali, per ottenere inflessioni spaziali e rapporti luminosi che danno all’opera armonia musicale e poetica tensione percettiva.

Da allora l’opera di Simeti, ormai quarantennale, si sviluppa introducendo variazioni in base ai principi che l’artista pone a fondamento della sua opera, vista sempre più come struttura articolata; in particolare, dall’inizio degli anni Novanta, la dinamicità è il fattore essenziale del suo lavoro.

Una ricerca che trae origine tra i fermenti culturali che facevano capo a Fontana e Manzoni all’inizio degli anni ‘60, entrando da subito, e di diritto, a far parte di quel grande contesto europeo definito “Nuove Tendenze” ,“Nuovo realismo” o “Zero”.

Simeti, abbandonate le prime esperienze incentrate sugli aspetti materici e cromatici dovuti alla lezione di Burri, introduce la forma ovale, monocroma, sovrapponendola al piano per modulare la luce ed organizzarla secondo precise frequenze ritmiche basate su cadenze regolari e geometriche.

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  Recensioni - 05/02/2003