In mostra a Roma Klimt, Kokoschkae Schiele
(il Tirreno – Cultura)
"Dall’Art Nouveau all’Espressionismo" è il titolo della mostra in svolgimento al "Complesso del Vittoriano", sino all’8 febbraio 2002.

Sono esposte, per la prima volta a Roma, le opere dei tre maggiori artisti della città di Vienna vissuti a cavallo di due secoli, stiamo parlando di: Gustav Klimt (1862-1918), Oskar Kokoschka (1886-1980), Egon Schiele (1890-1918).

Gustav Klimt è stato un leader della sua generazione, primo presidente della Secessione Viennese (fondata nel 1897), è considerato il più importante pittore del "Wiener Werkstatte" (Vienna Workshop, attivo dal 1903).

Klimt sviluppò uno stile pittorico ricco di sfumature e basato sulle innovazioni formali decorative caratteristiche dell’Art Nouveau: superfici dorate, schemi intricati, una diretta esplorazione di temi quali sessualità e moralità, senza mai perdere di vista il confronto con il "reale".

Egli è stato un punto di riferimento e un generoso sostenitore dei giovani artisti del suo tempo, sia Kokoshka che Schiele furono introdotti al pubblico di Vienna grazie all’aiuto di Klimt, entrambi parteciparono al "Kunstschau" (Art Show) rispettivamente nel 1908 e nel 1909.

Oskar Kokoschka non possedeva un’istruzione da pittore, trasse ispirazione per le sue opere dal museo etnografico distinguendosi per lo stile "grezzo" e "abrasivo" totalmente in antitesi con l’approccio raffinato di Klimt.

Dopo la Prima Guerra Mondiale si trasferì a Dresda dove iniziò a usare colori più luminosi e chiari, tipici dell’Espressionismo tedesco, dipinse un gran numero di paesaggi stranieri e soggetti mitologici.

La carriera di Egon Schiele durò poco meno di un decennio, il suo stile "Espressionista" è riconoscibile a partire dal 1910; all’inizio dipinge ritratti con tonalità spente, poi acquerelli caratterizzati da colori forti come l’arancio, il rosso, il verde.

Il suo primo grande successo lo ottenne con una mostra alla "Secessione di Vienna" nel marzo del 1918, purtroppo sei mesi più tardi morì a causa di un’influenza.
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  Recensioni - 30/10/2001