Le invenzioni di Archimede Castellani
(dal Tirreno – Cronaca di Livorno)
L’arte del trasformismo immortalata grazie alla fotografia, è quanto propone la mostra fotografica dal titolo “Le invenzioni di Archimede Castellani” allestita al Centro di Documentazione e Ricerca Visiva di Villa Maria (via Redi) dal 10 febbraio all’8 aprile.

Una vera e propria rivoluzione della burla messa in atto dal poco noto Castellani, che nella seconda metà dell’Ottocento per circa trent’anni “diligentemente osservando e abilmente ritraendo, fu imitatore nella voce, nei gesti e nelle vesti di molti noti personaggi, quali il Guerrazzi e Leopoldo II, suscitando ilarità ed ammirazione”.

Novantasei ritratti fotografici da cui traspare la sua grande capacità mimetica, esercizio di un’arte che non si manifestava nei palcoscenici dei numerosi teatri attivi nell’Ottocento a Livorno, ma più modestamente nelle piazze, nelle fiere, durante i carnevali, nelle molte occasioni dove la gente si riuniva, alle fermate del tram, all’Eden della Spianata dei Cavalleggeri.

Un trasformismo continuo e forse ossessivo tanto da provocare dei veri e propri terremoti emotivi di ilarità o rabbia, a seconda delle occasioni e della suscettibilità dei suoi bersagli. Fenomeno tipicamente livornese, il successo dell’opera di Archimede Castellani è legato anche alla grande intuizione di aver utilizzato la fotografia, allora capace di stupire per la sua veridicità, per la produzione di quelle immagini ridicole che tanto facevano divertire la città.

Attraverso tale memoria visiva custodita dalla fotografie esposte è possibile infatti ricomporre un quadro pittoresco ed eterogeneo della società del tempo oltre che di quel tessuto professionale ed artistico costituito dai famosi studi fotografici della Livorno dell’Ottocento.

Le fotografie (un cospicuo fondo fotografico se si pensa che è a soggetto unico) stampate all’albumina e montate in cartoncini rigidi di dimensioni ridotte, nel formato “carte da visite”, ci descrivono un abbigliamento studiato per ripetere esattamente quello indossato dal suo ispiratore, e nonostante la staticità dell’immagine possiamo leggere facilmente le trasformazioni delle espressioni del viso, i difetti o le particolarità fisiche dei suoi personaggi: una schiena meschinamente curva, una mano cadente sul ventre, la bocca che disegna una smorfia.

Originale da questo punto di vista, è l’allestimento stesso della mostra che, proprio per evidenziare i particolari delle fotografie, colloca i ritratti all’interno di bacheche dotate di lenti di ingrandimento. L’esposizione consente quindi di apprezzare la sensibilità e la perizia dei suoi ritrattisti in particolare i Bettini che, con Carlo Neopolo prima e con il figlio Ugo successivamente, furono i principali complici delle beffe del Castellani in fotografia.

Ad arricchire la mostra il cui allestimento scenico è a cura di Richard Gargiulo con la collaborazione di Sergio Seghettini e Maria Cristina Chierici, si aggiungono vari documenti e giornali con i commenti dei cronisti del tempo che attestano l’effettiva abilità del Castellani.
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  Recensioni - 07/02/2000