Gli argenti di Attardi e Vespignani
(dal Tirreno – Cultura)
Nelle sale di Palazzo Borghese viene presentata in anteprima nazionale fino al 31 luglio la mostra dal titolo ‘Gli argenti’, un esclusivo percorso iconico attraverso le opere di due maestri dell’arte contemporanea: Ugo Attardi e Renzo Vespignani.

L’esposizione fiorentina propone dieci incisioni su lastre d’argento in cui si possono ritrovare tutti i temi principali dei due artisti: lo spavento, l’orrore, le perversioni e la profonda amarezza delle acqueforti e delle litografie composte da Attardi alla fine degli anni Sessanta, ma anche la povertà delle periferie e la desolazione dei bombardamenti delle prime opere di Vespignani, elaborate in bianco e nero negli anni della guerra.

Nelle sette opere di Ugo Attardi, artista nato a Genova da genitori siciliani e residente ormai da anni a Roma, emerge la sua singolare esperienza, l’intensa e difficile adolescenza in Sicilia negli anni del banditismo, la militanza romana nelle file dell’avanguardia ed il ritorno ad un commosso piacere per l’espressione figurativa.

L’artista e poeta definisce con il suo tratto corpi femminei vigorosi e avvenenti che evocano anche la mitica Clizia, musa innamorata del divino sole e per questo trasformata in girasole. Altrettanto enigmatica appare ‘La collera di Otello’ in cui in una sorta di rapimento su di uno strano carro, la donna è espressa attraverso il solo segno di contorno, mentre la figura del rapitore, violenta e come sdoppiata è incisivamente descritta in un zigzagante.

Ma la musa di Attardi veste anche la maschera del dolore e rimane sola e raccolta per l’intima contrizione in una morsa mentre il dolente pensiero si materializza sullo sfondo.
Differente è il tratto di Renzo Vespignani.

Il maestro romano autore di grandi cicli pittorici concede alle forme delle sue tre incisioni la rara finezza del suo cesello scrupoloso. Come in un intenso ‘Volto’ che unisce una forza espressiva di drammatica intensità, ad un tratto fatto di leggerissimi passaggi di colore, dal bianco al grigio al nero, che affossa gli occhi ed evidenzia i capelli, dietro l’orecchio per creare ombre leggere come sospese fino al fondo uniformemente chiaro.

Ma è in ‘Periferia’ che la sua maturità di incisore e l’intensità del suo impegno civile si esprimono grazie al sapiente uso dell’acquaforte. La mostra allestita al circolo Borghese e della Stampa in via Ghibellina 110 è aperta dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18 con ingresso libero.
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  Recensioni - 07/06/2000