Francesco Borromini nel quarto centenario
(dal Tirreno – Cultura)
Una personalità tormentata, un genio del barocco romano insieme a Gianlorenzo Bernini e Pietro da Cortona. Un grande architetto ma soprattutto un affascinante artista italiano, Francesco Borromini, di cui si celebra in questi mesi il quarto centenario dalla nascita avvenuta nel 1599.

E Roma, la città eterna per eccellenza, non poteva non dedicare al Borromini una serie di manifestazioni che ruotano intorno alla mostra «Borromini e l’universo barocco», visitabile presso il palazzo delle esposizioni in via Nazionale 194 fino al 28 febbraio, tutti i giorni ad esclusione del martedì, dalle 10 alle 21.

Tante iniziative che gravitano intorno alla figura del grande architetto, tra cui quella della pubblicazione di un puntualissimo volume (non solo un catalogo della mostra), curato da Francesca Bottari per i tipi dell’Artemide edizione. Un libro (216 pagg. 50mila lire), concepito in collaborazione con il ministero degli Esteri e destinato in particolare agli istituti culturali stranieri.

Ma proprio per questo motivo l’opera di Francesca Bottari (insegnate di storia dell’Arte con all’attivo già molti lavori pubblicati su riviste specializzate oltre a un catalogo sulla «Natura morta nel Veneto» per le edizioni Electa), ha voluto privilegiare l’aspetto divulgativo e scientifico.

«Francesco Borromini e il barocco romano» si articola infatti in una serie di schede scientifiche sul periodo romano del grande architetto secentesco, corredate dalle immagini fotografiche di Franco Tebaldi volutamente impegnato nel tentativo di decontestualizzare l’ambiente cittadino intorno ai monumenti del Borromini.

Chi legge questo libro compie un viaggio a ritroso nella città, percorrendo gli itinerari consueti del tempo, riscoprendo e ammirando quasi ad ogni angolo (e ad ogni pagina) luoghi più o meno conosciuti. Scorrono infatti davanti agli occhi le celebri immagini della basilica di San Giovanni in Laterano, dei grandi palazzi patrizi, delle chiese famose e di quelle meno note come Santa Lucia in Selci o l’oratorio di San Giovanni Oleo.

Un volume indispensabile insomma, per avere un quadro preciso e sintetico di ciò che è stato Borromini nella sua epoca e di come può essere riletto oggi. Per questo Francesca Bottari ha voluto arricchire ogni scheda, non solo con un riepilogo della storiografia tradizionale e con la descrizione quanto più precisa dell’opera, ma anche con passi tratti dalla storiografia antica che permettono di focalizzare senza più dubbi il reale spessore e l’ambito proprio in cui si muoveva l’artista nato sul lago di Lugano e che a Roma trovò la strada per mutare per sempre il corso dell’architettura moderna.
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  Recensioni - 08/02/2000