Bulgini, Le déjeuner sur l’herbe e quarti di bue
(dalla Nazione – Cronaca di Livorno)
Con le sue tele incanterà Torino. Alessandro Bulgini espone i suoi dipinti al Centro di Arte Contemporanea di Rivara (Torino) a partire da oggi (18-1-97). L’artista conosciuto in città anche per le due tele che completano l’atrio della stazione ferroviaria celebrando le grandi personalità di Modigliani e Mascagni, prosegue il suo cammino artistico le cui tappe si alternano fra Livorno e Torino presentando fino al 28 febbraio il suo recente lavoro di pregevole qualità.

Nato a Taranto nel 62, vive a Livorno da almeno quindici anni. Si è diplomato al Liceo Artistico e dopo in scenografia teatrale all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Nel 95 presso il “Centro Multimediale Laura Gottardi” a Livorno presentò alcune interpretazioni personali dell’opera di Manet “Le déjeuner sur l’herbe”, per poi partecipare a “Chiamata alle arti’95” e”’96” presso “Arcate, Murazzi Torino.

Ed ecco il nuovo appuntamento al quale Bulgini si presenta con sei tele di 1,30 per 2 metri, in cui su un fondo rigorosamente rosso emerge il grande soggetto chiaroscurato dell’uomo orientale (Sunì è l’uomo rappresentato, amico del pittore) che sorregge pesanti carnose ossa di un quarto di bue.

“Ho voluto recuperare l’idea della colazione sull’erba perché è un quadro che nel suo momento d’esecuzione ha fatto scandalo ed ha messo in crisi la morale pubblica. Picasso riproduce questo lavoro più volte modificandogli esclusivamente il linguaggio tecnico perché lo trasferisce nel periodo cubista. Io recupero la memoria di quest’opera e la faccio diventare suono, cifra pura. Costruisco il mio strumento musicale con materiali diversi da quelli tradizionali. I fondi sono rossi perché il colore rappresenta in maniera astratta questo campo ipotetico. Con il rosso non si vede il limite dello spazio che automaticamente si dilata all’infinito anche nel tempo.”

Il lavoro di un artista va al di là delle sue conoscenze e Bulgini preferisce che siano gli altri ad interpretare le sue tele. Si è avvicinato all’oriente per i caratteri somatici caratterizzanti dell’uomo che “per la sua serialità diventa modulo ripetibile”.

Contraddizioni estremizzate dell’uomo contemporaneo sono presenti in oriente così che questo associato all’occidente del titolo prettamente europeo fa sì che le due cose si annullino a vicenda. “Non inquadro mai il momento centrale dell’attimo dell’opera di Manet- prosegue Bulgini- cerco di volgere l’attenzione non solo ai luoghi ma anche al tempo di quella giornata.

Eccedo nel concetto del mangiare perché cerco anche di pensare a quello che nel mondo sta succedendo. Alle 4,30 del mattino al mercato della carne si prepara la colazione che verrà consumata indicativamente a mezzogiorno. Le tele che dipingo adesso rappresentano la condizione dell’uomo solo. Potrei definirlo un pretesto per parlare di cose subdole contraddittorie che comunque esistono nella nostra società.”
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  Recensioni - 17/01/1997