Anselm Feuerbach e l’Italia
La grande pittura ancora protagonista al museo civico «Giovanni Fattori» dove il 28 luglio si aprirà la mostra «Anselm Feuerbach e l’Italia».

Si tratta della prima antologica italiana dedicata all’artista tedesco vissuto nel pieno del XIX secolo, che il Comune di Livorno ha voluto organizzare in collaborazione con l’istituto culturale Italo Tedesco e con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e del centro Culturale Tedesco Goethe Institut di Roma.

Un’occasione dunque per conoscere l’opera di Feuerbach, per il pubblico italiano quasi del tutto inedita, che sarà presentata attraverso un percorso espositivo composto da circa sessanta opere fra dipinti e disegni, provenienti dai maggiori musei tedeschi.

Nella sua continua ricerca dell’ideale di bellezza ed armonia che ripropose in tutta la sua produzione, l’artista affrontò in particolare alcune tematiche: la ritrattistica, le scene di genere e i soggetti mitologici che la mostra di Villa Mimbelli ha raccolto in una significativa selezione.

Anselm Feuerbach giunse per la prima volta in Italia nel 1855. Tanto fu l’amore immediato per il nostro paese e la nostra cultura artistica e letteraria che egli decise di prolungare il suo personale «Grand Tour» per quasi trent’anni fino alla morte avvenuta a Venezia.

Durante il suo lungo soggiorno in Italia, visse per un breve periodo anche a Livorno grazie al consiglio dell’amico Alarzt che da Firenze gli indicò il clima salubre della costa labronica per guarire un piccolo malessere. E chissà se i colori, la luce e le novità pittoriche della Toscana non abbiano in parte influenzato l’evoluzione italiana dell’arte di un ospite tanto illustre?

Considerato uno dei più grandi pittori tedeschi dell’Ottocento insieme a Caspar David Friedrich, appartiene alla terza generazione dei cosiddetti «tedeschi romani», quei viaggiatori che a partire dal Settecento lasciavano la Germania per arricchire nel nostro paese la loro cultura mitteleuropea.

Artista di raffinata cultura estetica e letteraria, Feuerbach, il padre archeologo, lo zio è il famoso filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, fu sicuramente influenzato dall’ambiente in cui si formò. A Parigi conobbe le grandi opere del passato, del Rinascimento e dei contemporanei francesi Couture, Courbet e Delacroix.

In Italia l’esperienza diretta lo portò alla scoperta delle opere dell’Illuminismo e del Romanticismo, conservate nei musei. Ma a colpirlo fu anche la femminilità mediterranea che amerà trasferite con eleganza raffigurativa nelle sue tele, in cui la solarità essenziale della donna del sud viene colta e filtrata dall’anima melanconica del pittore, in una combinazione di gesti e sguardi davvero coinvolgenti.

Nascono allora opere come «Ritratto di Giacinta Neri» in cui in un’atmosfera permeata di lirica raffinatezza rappresenta la fanciulla in un momento di riposo dal gioco, «Nanna come Baccante» e «Poesia» rari esempi di monumentalità e bellezza. Tra le opere esposte anche «Giovani musici», «Il concerto campestre» e dipinti tratti dalla letteratura classica internazionale come «Scena teatrale di Amleto» e il disegno preparatorio del quadro «Paolo e Francesca».

La mostra aperta fino al 3 dicembre 2000 al Museo Fattori di Villa Mimbelli rispetterà l’orario d’apertura: 10-13 e 17-23 con biglietto d’ingresso di 12.000 lire (ridotto 9000 - scuole 5000) Per informazioni e prenotazioni tel.0586820500.
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  Recensioni - 19/07/2000