Renasto Spagnoli da Giraldi
Fino al 15 maggio la galleria Giraldi presenterà al pubblico la vasta produzione dell’artista livornese Renato Spagnoli.

Un percorso studiato che scandisce le tappe del lavoro che dagli anni ’60 ad oggi ha visto in Spagnoli lo sperimentatore attento di tecniche quali la serigrafia su metacristallo, la pittura acrilico e china su tela, il legno smaltato fino alle recenti opere a tecniche miste su legno.

Dei primi anni ’60 Giraldi espone due opere significative in cui convergono lo sforzo di conciliare una matrice razionale ed europea con le pratiche tipiche dell’action painting.

In questo periodo simbolo semantico è il largo segno nero a dominare la composizione che va gradualmente a comporsi in una più rigorosa immagine, vicina ai bianchi e i neri di Kline.

Ma è intorno alla “A” che Spagnoli costruisce il suo universo espressivo, inizialmente organizzato in serie lineari, che si dispingono a coprire tutta la superficie, poi articolato in piani sovrapposti, trasparenti e semiopachi, infine concentrando il fonema ai limiti della leggibilità.

Eppure in questa lettera non c’è alcun potere semantico. E’ semplicemente una struttura simbolica che l’artista utilizza per le sue prospettive, ribaltamenti, sezioni, simmetrie definite in risoluzioni rigorose e formali. La ripetizione di moduli non diventa monotona ma va rappresentando la fantasia e l’invenzione all’interno un tema.

Si instaura una dialettica tra forma e spazio ed anche tra spazio e colore all’insegna dell’esattezza, della precisione: una sintesi in cui predomina un equilibrio di forme, dimensioni e profondità.

A partire dagli anni ’70 si assiste ad un progressiva interiorizzazione del suo impulso creativo. I fonemi si dilatano e l’artista passa ad evidenziare sezioni di immagini, l’incrocio di angoli, sezioni che acquistano le dimensioni di grandi sculture le cui parti risultano all’osservatore aggettanti sulla parete.

Con la disgregazione della ‘A’ Spagnoli punta le sue ricerche sulla forma, “quell’astratto - concreto” a cui approda nelle suoi recenti legni colorati come “mete lontane”, “e se fosse tutto vero”, “castità dei colri” ed effetto serra” con le quali si chiude la retrospettiva di un artista destinato a collocarsi nelle pagine più significative della storia dell’arte contemporanea.
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