Intervista ad Alberto Fremura
Grande “maestro del sorriso”, portavoce di pensieri popolari più saggi, Alberto Fremura da anni commenta con l’arguzia delle sue vignette i fatti che accadono in Italia e nel mondo.

Livornese, classe 1936, Fremura per le sue indiscusse capacità grafiche e un uso della prospettiva incredibilmente realista, pur se applicata ai suoi personaggi dai lineamenti grotteschi, si erge a feroce moralista che condanna abusi, malcostume, vizi e furberie italiane, puntando l’indice, o meglio la sua matita, nelle piaghe che fanno soffrire ogni uomo.
Per anni giornali inglesi e americani come il raffinato “Punch” e il prestigioso “New Yorker” hanno pubblicato le sue deliziose gags, oggetto anche di pubblicazioni di numerosi libri.

Da grande comunicatore dotato di fantasia, senso dell’umorismo e indiscutibili capacità grafiche, è anche un attento esploratore del costume italiano. Qual è la fonte di ispirazione per le sue vignette?
«La quotidianità, i fatti di ogni giorno, sentiti da un telegiornale, al bar o trattati in una conversazione con gli amici.

Ormai la mia è una deformazione, quella cioè di immagazzinare le informazioni trovandone o accentuandone il lato umoristico. Non c’è mai niente di dissacratorio nelle immagini che realizzo. Ormai si tratta di una procedura immediata e spontanea, quella che solo i toscani hanno nel sangue. La mia prima vignetta è del ’57 e fu pubblicata dalla rivista “Il Travaso”. Da allora non potrei davvero quantificare gli ettari di carta che ho disegnato».

A novembre le è stato attribuito il premio “Giorgio Cavallo 2001” per la satira e l’umorismo indetto dalla città di Moncalieri. Cosa significa per lei questo riconoscimento?
«Brutte notizie! Quando ti danno il premio alla carriera vuol dire che sei vecchio. Nel ’62 ricevetti la Palma d’Oro al salone internazionale dell’umorismo di Bordighera e fu una grande soddisfazione.

Per quest’occasione altrettanto importante, visto che prima di me il riconoscimento è andato a Giuliano Rossetti e Alfredo Chiappori, una delle cose più emozionanti è stata ricevere in un foglio di pergamena l’estratto dell’atto di nascita di mia madre che è nata proprio a Moncalieri».

Contemporaneamente alla sua attività di disegnatore porta avanti la sua passione per la pittura con esposizioni personali in ogni parte d’Italia. Cos’è per lei la pittura?
«Credo che questa passione sia scritta nel mio codice genetico. Ho scoperto che anche mia nonna disegnava vignette, e per una donna nell’800 non era cosa comune. La passione del disegno e della pittura ha colto anche mia figlia che fa la decoratrice.

Dipingo per il 60 per cento del mio tempo e quest’anno ho realizzato anche un murales di 24 metri a Pisa. Dopo vengono le vignette umoristiche che hanno impegnato tanta parte della mia vita con le collaborazioni per i quotidiani “La Nazione”, “Il Resto del Carlino” e per tre anni per “Il Giornale” di Montanelli».

Dal suo studio nella torre medievale di Calafuria escono centinaia di immagini. Le suggestioni dei tramonti o il mare in tempesta contribuiscono a fornirle pensieri e idee che riporta sulla carta?
«Il tempo atmosferico in questa sorta di avventura “spirituale” contribuisce a un’introspezione spinta che sfocia in pittura.

Impossibile non rappresentare il mare, unico compagno nei giorni ma soprattutto nelle notti che trascorro dentro la torre. Da molto tempo infatti è di notte che vengo a lavorare per cogliere il silenzio e la pace di questo luogo, di giorno frequentatissimo da amici e visitatori».

Se con una vignetta dovesse rappresentare l’attuale situazione che scuote il mondo tra guerra e terrorismo cosa disegnerebbe?
«Ne ho fatta una in cui ho disegnato un aereo con brevetto italiano, da cui pendono decine di salami e salsicce.

I dirottatori musulmani che odiano la carne di maiale eviterebbero di salire su quell’aereo. Altro argomento di spunto potrebbe essere il fatto che il 65 per cento delle produzioni di oppio viene dai paesi arabi.

Secondo questo dato si dovrebbe registrare una tremenda crisi del settore e una vignetta sull’argomento potrebbe prospettare qualcosa di positivo in tanta barbarie».
STAMPA ARTICOLO
Articoli correlati
Recensioni
Omaggio a Enrico Baj - presentazione del volume

LEGGI>>>
  Artisti - 12/12/2001