Il caos formale di Giò Minola
(dal Tirreno – Cultura)
“La pittura sull’orlo del Caos formale” è il titolo della personale dell’artista Giò Minola che sabato 13 maggio sarà inaugurata alla galleria Peccolo.

L’esposizione presentata da Demetrio Paparoni raccoglie opere con titoli come Toys o Luna Park che intenzionalmente rimandano al mondo della realtà: fanno esplicito riferimento alla memoria, all’infanzia, al gioco, al vissuto dell’individuo.

Questo atteggiamento evidenzia quanto forte sia il Giò Minola la volontà di umanizzare l’astrazione, in modo tale che questi dipinti astratti fluttuino tra la dimensione onirica del desiderio e la realtà dell’oggetto tangibile.

L’artista torinese sceglie titoli così espliciti per le sue opere per consentire all’osservatore di sapere che il soggetto dei suoi dipinti è innanzi tutto l’individuo e che ogni parte ha funzione non decorativa ma compositiva.

L’astrazione di Giò Minola inizia negli anni Sessanta con una scrittura calligrafica che va progressivamente espandendosi fino a creare quello spazio pittorico peculiare dei suoi lavori attuali Minola è soprattutto un’instancabile sperimentatore di tecniche, di materiali e di forme.

Le sue opere trasmettono energia, sono figure e colori in movimento che danzano e si arrestano, cadono e vengono lanciate in alto. Immagini irrequiete seppur tenute insieme da una logica estetica chiara e da un’innata creatività.

Egli infatti si è sempre dedicato anche alla grafica pubblicitaria, oltre che alla pittura e alla scultura. La sua avventura artistica è iniziata all’International Center of Aesthetic Research di Torino fondato dal critico d’arte francese Michel Tapié de Celeyran insieme agli architetti Carlo Mollino e Luigi Moretti e diretto da Ada Minola madre dell’artista.

Affascinato dalla forza estetica dei segni grafici che andavano esplorando a Parigi alcuni artisti come Isou e Lemaitre, Minola entra a far parte del gruppo Lettristes e partecipa a numerose esposizioni parigine.

Nel’69 espone le sue opere alla rassegna “Spazi Astratti” insieme ad altri artisti informali come Lucio Fontana, Georges Matthieu, Antoni Tapies e Carla Accardi a cui seguono collettive e personali nelle maggiori città europee. Per la mostra livornese l’artista ha scelto di “scivolare sull’orlo del caos”, di apprezzare la sovrabbondanza di segni, forme e colori: la sua pittura aspira a uno stato di non equilibrio difficile tanto da ottenere quanto da mantenere, «quello stesso caos - dice Paparoni - che l’artista cerca come possibilità di salvezza dal decorativismo cui la “buona pittura” rischia di condurre».
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  Recensioni - 10/05/2000