Mark Kostabi: "La mia? Una bottega come quella di Giotto"


Autoritratto

 
Nel 1996 ha ritratto Bill Clinton, l’anno successivo Pavarotti, ma tra i suoi collezionisti spiccano altre personalità del calibro di Lucio Dalla, Brooke Shield, Sylvester Stallone.

Ora Mark Kostabi divide la sua vita trascorrendo due mesi a New York e due a Roma, dove ha acquistato una villa per dipingere e un’altra dimora dove compone musica.

Nel 1988 ha fondato «Kostaby World» un complesso integrato di studio, galleria e ufficio in cui ha impiegato venti assistenti pittori e creativi, una sorta di «bottega d’arte» del contemporaneo nella quale lui è la mente e «gli allievi» sono gli esecutori puntuali della sua inarrestabile creatività.

Ma da quando l’artista e compositore americano di origini estoni, ha annoverato tra i suoi galleristi ed editori i livornesi Guido e Giorgio Guastalla, che fino al 13 gennaio presentano nella galleria di via Roma la mostra delle sue opere, incontrarlo non è cosa impossibile: lui adora la pubblicità e la comunicazione è stata da sempre la sua arma vincente.

Provocare, dissacrare, smascherare il sistema economico ed estetico con immagini crudeli ma realiste è stato il trucco che lo ha eletto protagonista «discusso» di molte trasmissioni americane.

Lei si definisce lo specchio della società. Cosa intende?
«Metto a nudo il sistema economico dei critici che possono essere comprati a dollari, e se prima ti odiavano dopo che hai offerto loro cifre da capogiro riescono a scrivere di te qualsiasi cosa. Vorrei insegnare come è stato fatto nel passato, fin dai tempi di Giotto che lavorava con una schiera di collaboratori, che ciò che io faccio oggi rispecchia quella stessa concezione. Voglio che la gente capisca che non c’è niente di scandaloso. Anche per questo scrivo su una rivista americana on-line, Artnet.com e curo una rubrica «Ask Mark Kostabi» nella quale le persone si rivolgono a me e io do loro risposte. Il mondo di Kostabi è un luogo piacevole dove lavorare, come una scuola d’arte per studenti. Gli assistenti, lavorano le loro ore, possono dipingere di notte o durante i week end, spesso mentre un’orchestra classica prova in un altro studio. Spesso persone interessanti fanno visita e interagiscono con gli impiegati»
Il suo rapporto con l’Italia la sta portando a concepire l’arte in maniera più descrittiva. Sembra che «la città eterna alimenti» la sua fantasia. C’è meno il rigore e linearismo nella sua pittura?
«Non sono cieco ai problemi dell’Italia. Nel ’99 ho dipinto in bianco e nero le mie opere e i miei galleristi si sono preoccupati. In quel periodo invece ho voluto approfondire forme e contenuti. Sono totalmente innamorato dell’Italia e capisco l’insoddisfazione della gente per una situazione politica non brillante. Pensate che negli Stati Uniti, oltre ai problemi politici di non poco conto, passeggiando per strada non troviamo le fontane e i palazzi del Bernini e non mangiamo così bene. C’è un fascino in questo paese tutto da scoprire. Ora che vivo qui mi sento doppio, come se avessi due vite parallele».
Se non fosse stato un artista, cosa sarebbe stato nella società in cui è cresciuto e ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti?
«Grazie per la domanda. Sarei stato un compositore. Ho la passione di dipingere, ma adoro comporre musica al piano e scrivere. Infatti curo una rubrica Artist’s pick, su una rivista mensile americana che si chiama «Shout». Scrivo di arte, musica, films, teatro e scelgo ogni volta un artista del quale scrivo la recensione delle opere come critico. Se tutto questo non fosse in atto, vorrei fare sport, ginnastica, perché adoro Spiderman, l’eroe della mia infanzia. E’ un fumetto che leggevo sempre da ragazzo e mi ha inspirato per l’uomo senza volto dai poteri soprannaturali che è diventato il simbolo delle mie opere. Vivere per l’arte è piacevolissimo, si incontrano persone uniche, si viene a contatto con una realtà superiore. A volte mi sembra di essere proiettato in una dimensione soprannaturale.
Kostabi ha 40 anni fra pochi giorni. Come festeggerà il suo compleanno a Roma?
Durante la giornata dovrò occuparmi delle vetrate della mia nuova casa a Roma, una villa con un parco nella quale potrò anche comporre e suonare al pianoforte. Per la serata ho un programma delizioso: credo che mi divertirò e non vedo l’ora. Ho trovato una nuova ragazza e sono pazzo di lei. Ci intendiamo perché è italo-americana e parla perfettamente l’inglese e l’italiano. Mi ha promesso che andremo in un locale carino. In questo momento sono davvero felice».
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  Artisti - 28/11/2000