Renato Lacquaniti
“Gli uomini hanno di fronte a loro una sola realtà, quella oggettiva, dalla quale tanto gelosamente non si distaccano.” Renato Lacquaniti cerca di trasporre nei suoi quadri infinite realtà, parallele a quell’unico punto di vista, infiniti microcosmi risolti in vibranti campiture di forti cromatismi.

“Allievo” del pittore post macchiaiolo Gino Romiti e amico del compianto poeta Marcello Landi, Lacquaniti ha sempre vissuto accompagnato da numerosi interessi che spaziano dalla musica classica e lirica alla lettura degli appassionanti romanzi di Virginia Woolf.

Nel suo studio conserva svariate collezioni di fumetti, uno fra i suoi preferiti è Little Nemo. “Ognuno di noi - dice il pittore - mantiene quel lato di eterna fanciullezza che lo accompagna per tutta la vita. Io attraverso i fumetti torno bambino e mi immergo in quel mondo di semplici cose preziose”.

Nato a Napoli nel 1932, mentre la sua famiglia originaria della Liguria vi si trovava per il lavoro del padre, dal ’41 risiede e lavora a Livorno. Da quegli anni ad oggi, molto è cambiato nel suo modo di fare pittura.

Da paesaggi onirici vicini al surrealismo dove l’uomo e il suo universo sembrano minacciati da una rigogliosa vegetazione, forse carnivora, Lacquaniti si misura con una forma di pittura liberata da ogni allusione figurativa con tinte chiare, quasi trasparenti molto simili ad acqua e aria. Una pittura questa troppo distaccata da se stesso, preoccupato di effetti estetici esteriori all’essenziale, troppo lontano dal valutare ciò che dentro di lui lo spingeva a dipingere.

Dopo quindici anni ecco che il pittore approda alla pittura fantastica, carica di sensazioni organiche e allusioni al corpo umano. Grandi tele ambiziose, quasi “barocche”, ancora intrise d’aggressività, dove il colore è quasi scomparso per lasciare ampio spazio al disegno. Arriviamo dunque al presente, quando, dopo altri dodici anni Lacquaniti ricava la lezione delle sue esperienze anteriori.

Siamo nella piena maturità artistica. Animato dalla rarissima “necessità interiore” di cui parlava Kandisky, il pittore ritrova spontaneamente la grande ingiunzione poetica proposta circa un secolo fa da Mallarmè: la suggestione. L’artista si muove infatti, senza fermarsi, se non quando si trova in ciò che cerca.

Suo principale obiettivo è la forma di espressione diluita in apparenza, ma in realtà talmente concentrata, che l’opera se ne trova apparentemente ridotta al niente. E’ un colloquio di elementi liberi e fantastici dai quali spesso emerge incontrastata la linea serpentinata nera.

L’orchestrazione di queste forme diventa ricca, spazialmente modulata in profondità, spesso ispirata all’Eros, capace di smuovere la fantasia, le emozioni e i sentimenti dell’osservatore. Proviamo a osservare un quadro di Renato Lacquaniti e risentiremo l’eco di una frase scritta nei primi anni del secolo da Vasilij Kandinskij: “Io non scelgo coscientemente la forma, la forma sceglie se stessa da sola, dentro di me”.
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  Artisti - 02/04/1997