La riscoperta di Renato Vigo
(da Il Tirreno - cronaca)
Entrerà a far parte della collana editoriale «Rarità del Novecento livornese», l’opera di Renato Vigo (nato nel 1895 e morto nel 1983), artista finora sconosciuto tanto al grosso pubblico, quanto agli addetti ai lavori, eppure protagonista di una stagione artistica livornese di straordinaria importanza, quella cioè legata alla diffusione dell’avanguardia surrealista in Toscana.

Dipinti, bozze di foulards, ma anche sculture in gesso e bozzetti in terracotta testimoniano un aggiornamento culturale ed artistico tutt’altro che marginale, che di certo Vigo, autodidatta per vocazione, dovette mutuare dal contesto espositivo locale, oltre che nazionale ed internazionale.

E per riportare all’attenzione la produzione di Vigo, valorizzarla e farla conoscere, nell’agosto dello scorso anno si è costituito un comitato per l’archiviazione e la promozione della sua opera, presieduto dalla storica dell’arte ed esperta del Novecento, Francesca Cagianelli, che è anche alla ricerca di notizie di sue opere sconosciute o disperse, o di ricordi di persone che abbiano avuto contatti con lui.

Vigo esordisce nel 1927 alla Mostra artisti livornesi di Bottega d’Arte con l’Autoritratto in bronzo, esposto nella Sala Rossa insieme con opere di Ghino Maffi, Maria Jahn, Mario Menichetti, Carlo Domenici, Francesco Lancella, Piera Funaro, Jole Pugli e Cesare Tarrini, ottenendo il consenso della critica per la sua vocazione plastica.

Invitato alla quarta Mostra nazionale di pittura di Bottega d’Arte Livorno nel giugno 1964 in veste di pittore e alla 1º Mostra nazionale di pittura e scultura «Lorenzo Viani» nel 1952 in veste di scultore, l’artista visse in effetti in ritiro volontario a Quercianella.

Solo nel 1971 Vigo risponderà all’invito di Gerd Kohrmann della Baukunst Galerie di Colonia per la mostra dal titolo «L’esprit du Surréalisme» suddivisa in due sezioni: Au coeur du Surréalisme, che comprende artisti quali Jean Arp, Marcel Duchamp, Alberto Giacometti, Arshile Gorky, René Magritte, Joan Mirò, Man Ray, e Autour du Surréalisme che includeva oltre allo stesso Vigo, artisti come Giovanni Dova, Francis Picabia, Jean Tinguely.

In occasione di questa mostra Vigo presenterà tre opere: Il dragone (1950), La donna nel mondo (1957) e La corrida (1960), le ultime due delle quali vennero vendute rispettivamente per 200mila e 150mila lire. Nel 1987 opere di Renato Vigo vengono esposte anche alla Galerie Salammbo di Parigi insieme ad altre opere, tra gli altri di Maurice de Vlaminck.

«Gli eredi dell’artista - spiega Francesca Cagianelli - ovvero la famiglia Odierna, sono in possesso di oltre 400 opere di Vigo, molte della quali di grande interesse. Per questo abbiamo deciso di avviare uno studio approfondito sulla figura di Vigo partendo dall’archivio di famiglia. Abbiamo già concordato per novembre con il gallerista Roberto Peccolo l’allestimento di una mostra nella sua sede in piazza della Repubblica con l’obiettivo di evidenziare l’aspetto dell’avanguardia surrealista a Livorno dagli anni ’50 agli anni ’70.
Esporremo una trentina di opere tra cui cinque sculture anch’esse di carattere surrealista. Si tratta ad esempio per quanto riguarda la scultura di vere e proprie metamorfosi del corpo umano con animali di vario tipo».
In contemporanea Francesca Cagianelli presenterà il volume dedicato all’artista edito da una casa editrice toscana e realizzato con la collaborazione di Costanza Musetti che ha curato l’aspetto biografico e documentale. Quello di Vigo sarà il secondo volume della collana, perchè il primo riguarderà l’artista Mario Ferretti attivo tra anni ’30 e gli anni ’70 a Livorno. A lui verrà dedicata una mostra a maggio in collaborazione con la galleria Athena di Livorno.
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