Luce e ombra: i caravaggeschi


Orazio Lomi Gentileschi - Riposo durante la fuga in Egitto

 
(da Il Tirreno - Clutura e spettacoli)
Luce e ombra sono due aspetti concatenati del fenomeno della visione e gli artisti di ogni epoca si sono sempre dovuti misurare con i loro effetti. Vi è un momento però nella vicenda dell’operare artistico in cui la rappresentazione della luce e dell’ombra si è elevata a protagonista, è divenuta l’elemento focale della rappresentazione: l’età di Caravaggio che coincide con l’età di Galileo e con gli inizi della Scienza nuova.

La presa diretta del reale e la verità ottica del rappresentare costituirono per Caravaggio e per i suoi seguaci un indirizzo poetico ben preciso volto all’investigazione della consistenza fisica delle cose, il tutto sotto la rifrazione rivelatrice della luce e del giuoco delle ombre. A questo tema Pontedera dedica, a partire a partire dal 18 marzo fino al 12 giugno una grande mostra: Luce e ombra. Caravaggismo e naturalismo nella pittura toscana del Seicento.

Sessantuno le opere, di cui 43 esposte al Centro per l’arte Otello Cirri e 18 alla Fondazione Piaggio (nei locali del museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”).

L’esposizione è curata dallo storico dell’arte Pierluigi Carofano - coadiuvato nel progetto da un comitato scientifico - che in un lavoro durato circa dieci anni ha indagato a fondo la committenza e il collezionismo della Toscana nel Seicento per presentare opere di artisti toscani che operarono inspirandosi all’opera caravaggesca.

La mostra è articolata per sezioni: dalla pittura sacra alle allegorie e scene di genere, dai temi a soggetto epico tragico alla natura morta. Al centro Cirri saranno esposti gli Esempi di pittura “riformata” in Toscana e Naturalisti toscani, opere di artisti fra cui: Jacopo Chimenti detto l’Empoli, Filippo Napoletano, Pietro Paolini, Bernardino Mei, Cesare Dandini, Lorenzo Lippi, Francesco Furini, Pietro Paolo Bonzi, Giovanni Martinelli, Justus Suttermans.

Al Museo Piaggio la sezione “Caravaggeschi toscani” con opere di: Orazio Lomi Gentileschi, Artemisia Lomi Gentileschi, Orazio Riminaldi, Antiveduto Gramatica, Rutilio Manetti, Niccolò Tornioli, Pietro Paolini. Si tratta in gran parte di dipinti “da stanza”, destinati al collezionismo privato sin dall’origine, molti dei quali inediti in Italia come il Riposo durante la fuga in Egitto di Orazio Gentileschi prototipo delle più note versioni di Vienna e Parigi (già collezione Getty, Los Angeles), la Maddalena penitente della figlia Artemisia Gentileschi, il violento Convitto di Absalon e la Morte di Cleopatra di Niccolò Tornioli e l’Amore vincitore di Orazio Riminaldi.

«Fra le opere di maggior rilievo e bellezza - spiega il curatore della mostra - spiccano l’enigmatico ritratto di medico di Pietro Paolini di cui si conservava soltanto memoria fotografica oltre a una raffinata sezione di nature morte comprendente opere di Filippo Napoletano, l’Empoli, Astolfo Petrazzi, Pietro Paolini, Simone del Tintore, Pietro Paolo Bonzi».

Il percorso espositivo si concluderà con i capolavori dei caravaggeschi toscani: Orazio e Artemisia Gentileschi, Orazio Riminaldi, Niccolò Tornioli, Rutilio Manetti, Pietro Paolini e Cristofano Allori. Denominatore comune rimane per tutti l’uso “fisico” della luce, capace di investigare concretamente le opere.
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  Recensioni - 09/03/2005