Province d’arte Livorno
(dal catalogo della mostra)
Con la collettiva, “Province d’arte, Livorno”, abbiamo voluto scandagliare il ricco patrimonio artistico che la città costiera toscana detiene grazie alle tante personalità impegnate a tutto tondo nel mondo frastagliato e multiforme dell’arte e delle sue diverse forme espressive, dalla pittura in primis, alla fotografia, alla scultura.

Questa mostra non si pone l’obiettivo di delineare una panoramica sistematica di tutta la produzione artistica locale, né di dar vita a un repertorio di forme e temi prediletti dalla creatività degli artisti chiamati a farne parte.

L’intento è quello di descrivere sommariamente il territorio, l’humus culturale artistico che ciascun artista con il proprio contributo ha formato, non solo all’interno del proprio habitat ma molto spesso esportando le proprie opere in ambito nazionale e internazionale.

Il territorio in cui gli artisti si muovono, con la sua cultura, la sua posizione geografica, le condizioni ambientali, la memoria collettiva, gli usi e ci costumi, tornano ad essere motori e ispiratori estetici.

La koinè degli artisti che nella collettiva troviamo riuniti è senz’altro rappresentativa di un’evoluzione compiuta e in continuo movimento dei linguaggi dell’arte contemporanea.

Non è stata una scelta facile, né tanto meno priva di critiche. Ma è stata sicuramente una scelta coraggiosa, fedele al nostro intento di mostrare di Livorno il volto forse meno conosciuto, quello non legato alla tradizione, alla corrente post macchiaiola, a cui inscindibilmente viene associata la città.

Un’arte, che nel rispetto e nella conoscenza dei grandi artisti del passato che operavano nel territorio livornese e toscano, ha trovato l’ispirazione creativa nel proprio tempo nella propria dimensione e ha adoperato un vocabolario nuovo di parole, un nuovo spartito di note.

E l’orchestra così eterogenea e particolare ha finito per comporre un concerto particolare e ricco di contaminazioni imprevedibili, dove gli stessi artisti sono rimasti piacevolmente sorpresi dello scoprirsi voci distinte di un unico coro.

Perché oggi l’arte contemporanea di Livorno è uscita allo scoperto, e non si tratta più di voci timide e isolate, nascoste sotto la spessa coltre del figurativismo classico.

La strutturazione di un lessico visuale è seriamente minacciata da un fenomeno diffuso, che produce mancanza di autonomia espressiva; mancanza dovuta all’assorbimento di codici e parametri visuali provenienti dal glamour televisivo, web e fotogiornalistico.

Questo è valido soprattutto per la pittura e in alcuni casi per la fotografia, ma non è certamente imputabile agli artisti livornesi, trentasette nella collettiva, dai più storicizzati alle giovani generazioni in cui emergono indiscusse le capacità tecniche per alcuni o il concetto che è alla base dell’opera per altri.

I trentasette artisti che hanno dato vita alla mostra Province d’arte Livorno sono: Max Amon, Enrico Bacci, Dario Ballantini, Franco Baroni, Giancarlo Barsotti, Giovanni Boffa, Enrico Bertelli, Franco Bonsignori, Sandro Bottari, Fabrizio Breschi, Sergio Cantini, Fabiano Di Cocco, Valter Cardenti, Maurizio Faleni, David Fedi, Ilio Fiengo, Paolo Francescani, Fabrizio Giorgi, Ivo Lombardi, Andrea Luschi, Mario Madiai, Giorgia Madiai, Giovanna Marino, Max Mazzoli, Giuliano Nannipieri, Paolo Netto, Fabio Peloso, Diego Piccaluga, Piero Rolla, Michael Rotondi, Raffaele De Rosa, Renato Spagnoli, Raffaela Maria Sateriale, Simone Tani, Antonio Vinciguerra, Nicola Vukich, Anna Ka.

Province d’arte Livorno è stata anche l’occasione per tributare un prestigioso riconoscimento al maestro Renato Spagnoli, che in occasione della mostra allestita a Firenze a palazzo Panciatichi, sede del consiglio regionale della Toscana, ha donato una sua opera dal titolo “Riflessione formale” che è entrata a far parte della collezione permanente del consiglio.

Riflessione formale (2004) è l’opera di un artista riconosciuto nel panorama dell’arte contemporanea non solo livornese o toscana, ma anche nazionale.
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  Critiche - 06/04/2005