Tracce d’assenza - intervista a Paola Risoli


Paesaggio, 2004

 
L’arte di Paola Risoli tra paesaggi surreali e interni dell’anima

(testo in catalogo)
Da una parte la pittura su tavola con i suoi paesaggi surreali che traggono ispirazione dall’ambiente in cui è immersa, dall’altra le sculture in carta, fil di ferro e luci, riproduzioni in miniatura di interni di case e locali. Paola Risoli nel suo percorso artistico descrive lo spazio, la vastità, l’esterno per eccellenza, ma anche l’interno nella sua dimensione più intima.
Con le sue opere si compie un viaggio nello spazio dilatato e in una sospensione del tempo dove l’elemento naturale incontra l’uomo, o meglio i segni del suo passaggio.

Nei tuoi quadri compi volontariamente una vera e propria cattura della luce, ma la tua attenzione è rivolta principalmente al dato naturale, al paesaggio, perché?
Perché è nei paesaggi verdi del Canavese che ho iniziato a vedere certi contrasti di luce ed ombra che non potevo fare a meno di esprimere; oggi, però, il dato naturale è più che altro un “pretesto”, un modo per raccontare la luce, e il suo emergere dalle ombre. Non ha caso mi sto muovendo verso primi piani sempre più ravvicinati e fantastici.

Dal tuo background è inevitabile e dovuto il parallelismo delle tue opere in 3D con i set cinematografici. Cosa hai voluto captare di quel mondo?
Il cinema, certo cinema, racconta la realtà attraverso la sua elaborazione estetica, e in particolare narra l’emozione di un ambiente, più che l’ambiente in sè. Con i miei interni voglio fare un po’ la stessa cosa, come una sorta di demiurgo con pochi mezzi tecnici ma una forte urgenza di parlare. Cerco di ricreare la carica emotiva di certi luoghi, di raccontarne le storie, alludere a situazioni, ricostruendo il reale con un forte grado d’intensità.

C’è un’anima che domina nei tuoi interni, è luogo o personaggio?
L’anima è data da una persona. Ci sono interni femminili, maschili, miei o relativi a storie personali di altri, le più disparate. La presenza non è però esibita, piuttosto abita il luogo attraverso i segni del suo passaggio, oggetti non casuali, messi lì a raccontare una vicenda intima.

Come nascono le tue opere?
Nascono quando le vedo (nella mente), a volte quasi complete e perfette, altre dai contorni molto sfuocati e confusi. L’immagine arriva, così, solitamente mentre sto pensando a tutt’altro. Purtroppo, però, questo è solo il suo concepimento, fulmineo, esaltante, piacevole; poi bisogna farla nascere nella materia, e allora ci vuole spesso un lungo lavoro mosso dal “desiderio feroce” (per dirla alla Keith Jarrett) che ti fa alzare all’alba e tagliare fuori dalla quotidianità tutto il superfluo. Formare e lasciar nascere due bambini è stato molto più facile, per me.

La musica accompagna la tua vita. Quanto influisce nella tua ricerca?
Avendo sposato un musicista la mia quotidianità è intrisa di musica, un po’ come i divani di casa sono coperti di chitarre. Sicuramente ne ricevo una ricchezza armonica che nutre profondamente, anche se indirettamente, la mia ricerca.

C’è un rapporto tra le tue opere e la fotografia?
Nessun artista può ormai sottrarsi alle immagini geniali e suadenti della pubblicità. Guardo raramente la tv e sfoglio poche riviste, ma certe immagini sicuramente mi si annidano nel cervello, finendo nel calderone magmatico da cui poi emergono certi “concepimenti”.
sito web
STAMPA ARTICOLO
Articoli correlati
Recensioni
Gli EsternInterni di Paola Risoli da Peccolo

LEGGI>>>
Link Esterno
Il sito di Paola Risoli

APRI LINK>>>
  Artisti - 02/05/2005