La riscoperta di Renato Vigo e del surrealismo toscano


Renato Vigo , 1968 - Composizione surrealista

 
(dal Tirreno, pagine Cultura)
Le suggestioni di artisti internazionali come Salvador Dalì e Joan Mirò, temprate attraverso una poetica personalissima in cui domina una sensualità onirica e misteriosa. È l’opera di Renato Vigo (Livorno 1895-1983) che del Surrealismo in Toscana fu portavoce esclusivo.

A lui è dedicata la mostra a cura di Francesca Cagianelli aperta fino al 20 dicembre alla Villa del Presidente in via Marradi 116 a Livorno.

Il percorso espositivo porta alla luce 56 opere appartenenti alle collezioni private delle famiglie Odierna, tra cui olii su tavola e su tela e sette sculture in terracotta, testimonianze particolarmente emblematiche, come “Nudo femminile tra le fauci di un mostro marino”, ad eccezione dell’Autoritratto in terracotta invetriata che appartiene alla prima fase creativa dell’artista.

La mostra che resterà aperta fino al 20 dicembre (ingresso libero) è corredata dal primo volume della collana editoriale “Rarità del Novecento livornese” (edizioni Ets), dedicato all’opera di Vigo e alla stagione del Surrealismo in Toscana.

Per portare all’attenzione la produzione di Vigo e valorizzarla, nell’agosto dello scorso anno si è costituito un comitato per l’archiviazione e la promozione della sua opera, presieduto dalla Cagianelli e composto dagli stessi eredi, la famiglia Odierna che vede finalmente riconsegnato alla storia il destino di un artista le cui opere (dipinti, bozze di foulards, ma anche sculture in gesso e bozzetti in terracotta) testimoniano un aggiornamento culturale tutt’altro che marginale, che di certo Vigo, autodidatta per vocazione, mutuò dal contesto espositivo locale, oltre che nazionale ed internazionale.

Fu infatti un surrealista di calibro europeo come Theo Gerber a visitare Renato Vigo a Quercianella - dove viveva in esilio volontario - e ad imporlo a Josè Pierre per la sua seconda mostra alla Baukunst Galerie di Colonia del 1971 accanto a nomi come Francis Picabia e Jean Tinguely.

La collana “Rarità del Novecento livornese” inaugurata con Renato Vigo prevede la riscoperta e la valorizzazione di altri artisti come Mario Ferretti, vigoroso interprete di una maniera novecentista intrisa di una drammatica modernità, ma anche di Lorenzo Cecchi, il maestro di Benvenuto Benvenuti, che con perizia d’architetto rivisitò i monumenti dell’antichità senza trascurare l’attualità dell’immagine urbana di città come Roma, Urbino, Lucca e Livorno, ritratte sempre attraverso un filtro di sognante malinconia.

E ancora di Francesco Franchetti che aveva trovato nel riverbero delle luci africane la chiave del superamento del macchiaiolismo.

«Gli eredi di Renato Vigo - ha sottolineato Francesca Cagianelli - sono in possesso di oltre 400 opere, molte della quali di grande interesse. Per questo abbiamo deciso di avviare uno studio approfondito sulla figura di Vigo partendo dall’archivio di famiglia e analizzando la sua produzione a Livorno dagli anni ’50 agli anni ’70».

Il volume con un saggio introduttivo di Franco Sborgi, professore ordinario all’Università di Genova, è stato realizzato con la collaborazione della storica dell’arte Costanza Musetti che ne ha curato l’aspetto bibliografico e documentale, con il patrocinio della Provincia di Livorno e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno.
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