Maccari: le opere, la grafica


Mino Maccari

 
(dal Tirreno, pagine Cultura e spettacolo)
LUCCA. A Mino Maccari, uno dei maestri dell’arte italiana del XX secolo tra i più originali e rappresentativi, è dedicata la mostra di opere grafiche, allestita fino al 29 gennaio al Complesso di San Micheletto.

Si tratta della prima di un ciclo di mostre con cui la Fondazione Ragghianti presenta al pubblico, in attesa di una collocazione permanente in spazi adeguati, il ricco patrimonio artistico in sua dotazione: 570 opere, di cui 28 sculture, 69 pitture e 470 disegni e opere grafiche.

Di Mino Maccari (Siena 1898 - Roma 1989) vengono presentate in mostra 30 opere grafiche, a suo tempo appositamente selezionate dallo stesso autore e conservate alla Fondazione Ragghianti, che consentono di ricostruire il ritratto del complesso personaggio, animatore culturale del Novecento, disegnatore satirico caricaturale, fine intellettuale, osservatore dei principali eventi del secolo scorso.

A queste opere si affiancano altre 40 tra prove d’artista, studi ed incisioni conservati negli altri fondi del Centro Studi sull’Arte intitolato a Licia e Carlo Ludovico Ragghianti. Nell’esposizione vengono anche presentati una cinquantina di volumi di Mino Maccari dedicati alla sua opera.

La rassegna si arricchisce di alcuni video che ripropongono l’artista ed il suo ambiente di lavoro ed è aperta (gratuitamente) tutti i giorni dalle 15 alle 18 e il sabato e la domenica dalle 15 alle 19. A Livorno, in contemporanea, la galleria Guastalla Centro Arte presenta fino al 15 febbraio una esposizione personale dell’artista dal titolo “Mino Maccari. Un selvaggio indiscreto” La mostra riunisce 30 dipinti a olio, circa 28 tra tecniche miste e disegni a matita e a inchiostro.

Opere di grande qualità artistica, come “Balletto” del 1957, “Le amiche” degli anni’60 o “Sera di gala” del 1973. Con il suo stile pungente, veloce, preciso ricco di soluzioni imprevedibili, ironiche e caricaturali, Maccari ci sorprende per la capacità che le sue opere hanno di vivere di vita propria anche a distanza di tanti anni e dimostra di essere un grande pittore anche quando sembra privilegiare la polemica politica o la satira morale in una pittura che resta personalissima.

La mostra vuole evidenziare il legame di Maccari con Livorno, città dove aveva abitato e studiato, (il padre era professore di latino e greco al liceo classico) fatto pratica forense appena laureato in giurisprudenza, partecipato nel 1913 al concorso alla 1ºclasse della Regia Accademia Navale ma più che altro esordito come pittore esponendo a Bottega d’arte con il Gruppo Labronico nel 1922 in quella che fu la sua prima esposizione pubblica.

Entrare nel mondo di Maccari significa anche incontrare tutti quegli artisti che hanno fatto grande la pittura italiana del Novecento, molti dei quali scoperti proprio sulle pagine della rivista “Il Selvaggio” da lui creata e diretta: de Pisis, Carrà, Guttuso, De Chirico, Manzù, Morandi, Tamburi, Soffici, Bartolini, Rosai, Viviani, che nel Selvaggio avevano trovato una libertà di espressione in momenti di oscurantismo ideologico.
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  Recensioni - 14/12/2005