Francesco Baronti, l’Enteronauta
(dal Tirreno, cronaca di Livorno)
L’arte come vocazione, “vivendo nello studio come un monaco o come un grande chef nella sua cucina”. Francesco Baronti, classe 1973, vede così l’arte e la pittura e trascorre le sue giornate nel suo laboratorio che si affaccia sui fossi, in via Castelli nel quartiere Pontino come un “Enteronauta”. Lui ha scelto questo nome un anno fa quando una delle più importanti gallerie d’arte contemporanea di Porto Rico, la Viota gallery, gli ha organizzato una personale dove Francesco ha esposto ventiquattro suoi lavori riscuotendo un successo “che a pensarci mi vengono ancora i brividi per l’emozione”.

L’Enteronauta è per Francesco, (il padre livornese è medico, la madre è portoricana) un “navigatore del tuo io” e l’Enteronauta è stato il titolo della sua prima mostra a Porto Rico. E’ proprio alla ricerca della sua persona che il giovane artista è approdato in pochi anni dalle forme astratte (“eventi cromatici”) alla rappresentazione in pittura di figure fantastiche, uomini colorati dai grandi cilindri, giullari che animano un mondo surreale “psichedelico” (“mondispaziomentali”).

Francesco produce i suoi lavori nello studio di Livorno dove trascorre l’estate, quando torna dalla famiglia e dagli amici, ma in autunno si trasferisce in quella che ora è diventata la sua seconda dimora, a Porto Rico dove continua il suo lavoro.

Riconosciuto e apprezzato come artista, Francesco vive così buona parte dell’anno nel paese in cui è nata sua madre e dove il destino l’ha portato a tornare dopo i tanti viaggi fatti da bambino con la famiglia per trovare i parenti. “Sono tornato a Porto Rico nel 2003 per una vacanza e mi sono accorto che c’erano moltissime gallerie, che l’arte pullulava. E’ un paese che non ha un background artistico, ma grande fantasia creativa e molta vitalità.

Mi hanno segnalato la migliore galleria e io sono andato, ho presentato alcuni lavori che non erano neppure finiti. Erano le cose che avevo da mostrare allora. Mi hanno detto che era interessante e che mi organizzavano una personale. Allora mi sono messo al lavoro motivato più che mai e alla mostra, dei 24 lavori esposti, ne ho venduti 21.

Così mi sono detto che forse avrei potuto fare davvero questo lavoro e ho continuato la mia vita dedicandomi a tempo pieno alla pittura, senza far distinzione tra sabati e domeniche, lavorando sempre”.

Francesco Baronti si trasferisce con la famiglia in Somalia nel 1980 e lì vive per cinque anni, frequentando la scuola elementare. “Sono convinto che se non avessi fatto quell’esperienza, non avrei fatto questo lavoro. E’ inevitabile che in quel contesto si sviluppi la creatività con il gioco. Tutto è ridotto all’essenziale e a un bambino non resta che giocare con i sassi, rincorrere gli animali, inventarsi la vita.

Ma un’altra tappa fondamentale della mia esistenza è stata la scelta di iscrivermi nel 1995 all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Fu il maestro Franco Sumberaz a spronarmi e a lui devo molto. La mia casa è stata ed è sempre frequentata da personaggi del mondo dell’arte e della cultura con i quali andavamo a visitare mostre e musei”.

Nel 1997 Baronti vince il premio come miglior giovane artista all’8° edizione del concorso internazionale Etruria Arte a Venturina e nel 2000 la casa discografica Fonè sceglie un suo dipinto per la copertina del cd dell’integrale pianistica del compositore Luciano Berio. Perché Francesco porta avanti anche la sua passione per la musica suonando il basso con una band livornese convinto che ormai il suo vero“morbo” sia però la pittura “una struttura cosmica che mi fa apprezzare la vita, percepire e comunicare la bellezza”.

Le sue opere verranno presentate in una personale al cinema Kino Dessè di Livorno nel maggio 2006 nell’ambito delle rassegne d’arte contemporanea che vedranno protagonisti giovani artisti del panorama nazionale.
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  Artisti - 16/01/2006