Max Mazzoli - Odissea nell’immagine
Max Mazzoli - Satiro cacante (1997)
L’immagine violata è anche un’odissea, un viaggio attraverso gli inferi silenziosi della quotidianità, un cortocircuito narrativo dove le immagini perdono il loro usuale sistema di connessioni per stabilirne un altro: una visione altra che è un’assordante ricerca di quell’immagine che all’uomo è stata rubata da altri uomini.

Quell’immagine violata, vilipesa, corrosa e fotocopiata dalle industrie della moda e della modernità, si trasfigura nella pittura cinemascope di Max Mazzoli in una dilagante marea di colori e atmosfere lunari. E l’angosciante tragicità del vivere quotidiano svela la sua presenza nell’impossibilità da parte dell’uomo di riuscire a recuperare il proprio linguaggio.

I frame cinematografici di Max Mazzoli rappresentano la contraddizione in fieri che svela la drammaticità dell’uomo che oggi, costretto ad usare altri linguaggi, non riesce più a riappropriarsi di quello del suo io. E si carica della necessaria ironia della vita e della volontà di sdrammatizzare che è in ”Satiro cacante”-1997 e in “New Olbia”, l’opera che porta la data 1996 e che segna l’inizio di dieci anni molto importanti, di ripresa di coscienza , sia artistica che umana ( e dei quali troviamo in questa antologica alcune tra le opere più rappresentative).

Mazzoli è avvolto dal fascino e dalla prepotenza della natura aspra e selvaggia dei luoghi in cui vive e con dedizione e quell’amore mai abbandonato si riappropria appieno del mezzo pittorico con il quale comunica e racconta le immagini con la totale padronanza di una tecnica che gli consente di toccare “l’iperrealismo del multimediale”.

E’ il tema dell’immagine mediatica, del fascino di certe atmosfere che racchiudono eros, mistero e una sfumatura di velata decadenza che da sempre ha suscitato in Max Mazzoli grande attenzione e voglia di ricerca. L’artista è attratto dall’infinità delle immagini offerte dalla televisione, dal cinema, dagli spot, dai videoclip, dalle fotografie: le osserva, le seleziona, le isola ed infine le ingrandisce, prima di rielaborarle su tavola, usando colori ad olio.

L’immagine analogica da lui riportata sulla tavola, perde inevitabilmente il senso di immaterialità ed il ritmo convulso. Ma acquista altri significati, nuovi valori estetici e cromatici, una bellezza prima sconosciuta. Una ricerca che Mazzoli conduce in modo solitario e silenzioso. "La ricerca mi assorbe completamente solo quando lavoro - dice l’artista - e consiste nel visionare film, documentari, registrare programmi televisivi. Poi c’è la parte fotografica e rielaborativa, infine quella pittorica. Quando non lavoro preferisco tenermi più lontano possibile da tutto questo e occuparmi del mio giardino".

Le opere di Mazzoli offrono allo spettatore la possibilità di rallentare il tempo della visione, sottraendoci dalla posizione di spettatori inermi e distratti. La sua più recente ricerca è orientata ad esplorare i complessi rapporti tra le risorse pittoriche e la luce dell’immagine mediale. Le ascendenze ideali dell’artista vanno dall’iperrealismo, il fumetto, il cinema, la pop art e naturalmente la tv, sintesi diabolica d’ogni mondo contemporaneo.

Max Mazzoli nasce a livorno nel 1953 ,dal 1987 diventa sardo d’adozione continuando il suo lavoro in campo artistico tra la Toscana e la Sardegna, dove attualmente vive.
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