Libertà (1999- 2007) di Paolo Filippi
Andare in moto è uno stile di vita che ti rimane appiccicato addosso anche quando non sei vestito con la tuta e non porti il casco. Andare in moto è essere artefici del proprio destino di fronte all’universo, lontani da formalità e ipocrisia. E la moto per Paolo Filippi, scultore livornese dalle indiscutibili doti artistiche - paziente, ostinato - è prima di tutto libertà nel senso più puro del termine. Libertà liscia fredda e sensuale che Filippi ha trovato nella sua opera più imponente, realizzata con un lavoro certosino a cavallo di un millennio, tra il 1999 al 2007.
La sua “Libertà” è una straordinaria Harley Davidson, riprodotta a grandezza naturale utilizzando 50213 dadi in acciaio inox. Dadi che sono stati saldati uno ad uno per comporre la grandiosa scultura.
Quella di Filippi è una moto bassa, larga, cruda ed essenziale. Ma nonostante questo di un’eleganza assoluta. Un Simbolo di gioventù, libertà, coraggio, anticonformismo. Plasmato da un Lavoro paziente, eremitale e quasi “maniacale”, di 283 chilogrammi di peso, fatto di un osmotico incastrasi e sovrapporsi di piccolissimi quadratini. Quasi fosse un puzzle planetario.
Poi l’inevitabile folgorazione, quasi 7 anni dopo. Paolo Filippi decide di completare la sua opera e donargli il suo ideale conducente: l’uomo. Un uomo con la sua giacca di pelle nera, corporatura robusta, baffi, basette, occhiali a specchio, capello cowboy, che oggi posa alla guida del mezzo con i piedi ben saldi sui pedali e le mani che afferrano la presa del manubrio. Sguardo fiero verso l’orizzonte.
Un modello in metallo vivo, definito e perfezionato in ogni dettaglio, dall’orologio al polso, ai grandi anelli nella mano destra, all’orecchino, fino ai bottoni della giacca e le pieghe dei pantaloni in pelle che rimandano a un iperrealismo voluto dall’artista ed estremizzato. Paolo Filippi ama le sfide con se stesso. Si prefigge un obiettivo e con caparbietà raggiunge la meta.
Come nel 1903 William Harley, 21 anni, e Arthur Davidson, di un anno più giovane, costruirono la prima gloriosa Harley-Davidson senza sapere che sarebbe diventata simbolo della Old Economy reggendo all’assalto del tempo e delle rivoluzioni industriali, così l’arte di Paolo Filippi nel terzo millennio viaggia invece sulla consapevolezza del fatto che vivere significa muoversi. E che oggi la moto è sinonimo di movimento. Nessuna forma d’arte, più della danza, si esprime attraverso il movimento. Nessuna scultura, più di quella barocca di Gian Lorenzo Bernini, ha come protagonista assoluto il movimento.
Un movimento trovato oggi contrapponendo lo stesso concetto alla staticità della materia, eterna e indistruttibile come l’acciaio, che rende la sua grande scultura una creazione immortale, in grado di sfidare il tempo e la disgregazione della vita.
STAMPA ARTICOLO
Articoli correlati
Critiche
50213 volte Paolo Filippi

LEGGI>>>
Critiche
Paolo Filippi e la scultura: la forza della libertà oltre l’acciaio e il bronzo

LEGGI>>>
Mostre
La Libertà di Paolo Filippi alla Factory

LEGGI>>>
Link Esterno
Il sito web di Paolo Filippi

APRI LINK>>>
  Critiche - 25/09/2007