La Libertà di Paolo Filippi alla Factory
Libertà (1999-2007) - Paolo Filippi
(24/11/2007 - 15/12/2007)
Si inaugura sabato 24 novembre alle 18 alla Factory in via Ganucci 3 a Livorno (nel quartiere Venezia), la mostra di Paolo Filippi, scultore livornese che espone 20 opere nel suggestivo spazio diretto da Massimo Fraddanni in una mostra a cura di Cristina Olivieri. Il lavoro dell’artista è ampiamente descritto nel catalogo che accompagna la personale allestita fino al 15 dicembre e aperta in orario 10-12.30 e 15.30-19.30 (Chiuso domenica).

Il metallo per Paolo Filippi è vita quotidiana, è amore e vocazione, materiale privilegiato per le sue creazioni. Comincia a lavorarlo a 18 anni e sviluppa una grande capacità e una tecnica ricercata per “piegare” l’acciaio e renderlo pian piano materia artistica. Studia e approfondisce le varie fasi con cui poter realizzare i suoi lavori. Dal 64’ porta avanti la sua passione fino ad arrivare a scoprire anche la possibilità di utilizzare i dadi, piccoli elementi modulari da unire come le catene del dna dell’uomo: fa combaciare per mezzo della saldatura i loro lati, a comporre una rete fitta e omogenea che appare alleggerita dal contrasto del pieno-vuoto, donando all’insieme delle sue composizioni tridimensionali un’idea di vulnerabilità, rendendo più umana e più vera ogni opera.

"Nella materia così composta è possibile entrare nel profondo - scrive nella sua critia Cristina Olivieri - raggiungerne l’anima, contrariamente a ciò che una scultura realizzata con tecniche tradizionali può trasmettere al prima impatto. Le opere di Filippi tanto statiche per il loro stesso peso, diventano soggetti in movimento, oggetti dei quali l’osservatore può costatarne la dinamicità, il movimento ricercato per mezzo di una tecnica di assemblamento, paziente, certosina".

Tempo e dedizione infatti richiedono le sue sculture, oltre a un’innata dote e capacità di saper lavorare i metalli pesanti, coltivata dall’artista dal 1964 in anni e anni di lavoro appassionato.

Le opere di Filippi sprigionano forza, sono spesso il simbolo di una grande forza interiore, di illuminazioni profonde, come il “Toro” (1996) dotato di una resistenza e di una pazienza straordinarie. I materiali usati sono lamiere, dadi in acciaio inox, bronzo.


Ultima tra le più rappresentative la scultura “Libertà” realizzata con un lavoro certosino a cavallo di un millennio, tra il 1999 al 2007.
La “Libertà” di Paolo Filippi è una straordinaria Harley Davidson, riprodotta a grandezza naturale utilizzando 50213 dadi in acciaio inox. Dadi che sono stati saldati uno ad uno per comporre la grandiosa scultura. Una moto bassa, larga, cruda ed essenziale, di un’eleganza assoluta. Un Simbolo di gioventù, libertà, coraggio, anticonformismo. Plasmato da un lavoro paziente, di 283 chilogrammi di peso, fatto di un osmotico incastrasi e sovrapporsi di piccolissimi dadi. Quasi fosse un puzzle planetario.
Poi l’inevitabile folgorazione, quasi 7 anni dopo. Paolo Filippi decide di completare la sua opera e donargli il suo ideale conducente: l’uomo. Un uomo con la sua giacca di pelle nera, corporatura robusta, baffi, basette, occhiali a specchio, capello cowboy, che oggi posa alla guida del mezzo con i piedi ben saldi sui pedali e le mani che afferrano la presa del manubrio. Sguardo fiero verso l’orizzonte.
Un modello in metallo vivo, definito e perfezionato in ogni dettaglio, dall’orologio al polso, ai grandi anelli nella mano destra, all’orecchino, fino ai bottoni della giacca e le pieghe dei pantaloni in pelle che rimandano a un iperrealismo voluto dall’artista ed estremizzato. La moto come sinonimo di movimento poiché nessuna forma d’arte, più della danza, si esprime attraverso il movimento. Nessuna scultura, più di quella barocca di Gian Lorenzo Bernini, ha come protagonista assoluto il movimento.
Un movimento trovato oggi contrapponendo lo stesso concetto alla staticità della materia, eterna e indistruttibile come l’acciaio, che rende la sua grande scultura una creazione immortale, in grado di sfidare il tempo e la disgregazione della vita.
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