Alterazioni emozionali (progetto M3 Metrocubo)

L’espressione artistica delle nuove generazioni prende corpo e anima attraverso vari linguaggi. I giovani artisti chiamati a dare un loro contributo al progetto M3 metrocubo provengono da esperienze e formazioni di tipo diverso e i loro stili sono difficilmente riassumibili e catalogabili in un unico grande genere. Certo non mancano le assonanze di alcuni tratti che li caratterizzano. Trovo infatti che le immagini dell’anima giunte nelle sale del Fuoricentro abbiano una matrice comune, un humus culturale quanto meno contemporaneo dato dall’attenzione all’immagine pubblicitaria, all’inondazione di notizie e sensazioni con le quali questi artisti sono abituati a convivere.
La loro cultura ipermediatizzata rende la loro espressione altrettanto ricca, carica di nozioni, di alterazioni emozionali.
L’imponenza della comunicazione, del flusso di immagini recepite, masticate ogni giorno da questi giovani creativi, si traduce in opere sincopate che narrano in modo consapevole, l’interiorizzazione dei processi conoscitivi delle dinamiche di relazione, dei conflitti, dei sentimenti, delle emozioni che pervadono il loro essere, la loro spiccata sensibilità.
Che cos’è l’artista se non il recettore e trasmettitore… dei messaggi che passano dal flusso inarrestabile della comunicazione di immagini, segni, colori, suoni, istanti che ogni individuo vive sulla propria pelle?
Una sensibilità la loro, che interiorizza i fatti del mondo, la vita privata, le emozioni e si fa da catalizzatore, da narratore raffinato e fantasioso, interpretando con intensità il vissuto. Alla mercificazione delle immagini, nell’assuefazione ai fatti, alle realtà tangibili ma sfuggenti del nostro vivere quotidiano, i giovani artisti rispondono con un forte messaggio che impone il dato autobiografico della loro presenza in questo processo inarrestabile. “Anche la mia emozione, il mio pensiero sono importanti, sono forti, sono assolutamente libero di realizzare le istantanee di un punto di vista”. Sicuri di dover testimoniare con impeto ciò che sentono dentro, gli artisti narrano le loro emozioni con le tecniche più varie, il mezzo pittorico, la fotografia, il video, l’installazione, ma ciò che emerge come una costante è l’acquisizione di una autonomia di linguaggio, della ricerca di uno stile, di una personalissima quanto originale “smania” di raccontarsi, nonostante tutto, in mezzo allo spaesamento e alla velocità, dentro alla frantumazione di ciò che è rispetto a ciò che appare.
Momenti di riflessione e sensibilizzazione ai drammi della nostra epoca, non sono mancati sin dalla prima esposizione.
Mentre decine di conflitti devastano il nostro pianeta e gli esseri viventi in diverse parti del mondo, a noi giungono solo le voci camuffate dei mass media rinchiusi nei loro bunker a 5 stelle. Ma le voci dell’umanità che soffre sotto la pioggia delle bombe sono rilanciate nel grande affresco-installazione Voci sincopate del gruppo, Artereazione di Mariano Leotta, in cui i visitatori hanno il doppio terrificante ruolo di raccogliere queste voci e contemporaneamente di alimentare le guerre con la loro fame di energia, materia, prodotti che depredano risorse e spargono sangue (la vernice rossa) sul mappamondo della vita. Un lavoro, il cui allestimento occupa una sala di 48 metri quadri, che sottolinea lo iato tra realtà e percezione, perché purtroppo oggi la morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è quasi solo una statistica.
I mondi interiori di ogni individuo vengono riportati all’attenzione, perché la condivisione del sentire è comunicazione, diventa un momento di scambio, di ricerca e di restituzione verso l’esterno, liberando i sensi, gridando come fanno alcuni, o sussurrando gli altri, elementi della loro personalità.
E’ il caso di Maria Grazia Canale che con i suoi personaggi onirici racconta con ironia nelle sue rappresentazioni –fumetto, la caducità del nostro vivere. Rossella Bessi interpreta la pittura come un momento estemporaneo e veloce per liberare le idee che nascono e si traducono in visioni surreali della realtà. L’universo femminile è descritto anche da Laura Cassetti in trame di segni e colori che rimandano ai mosaici bizantini, con un’interpretazione contemporanea delle raffinate figure esotiche che trasportano l’osservatore verso un viaggio attraverso le suggestioni di culture lontane.
Valentina Restivo utilizza un linguaggio pittorico incisivo per porre la figura umana in primo piano. Lo sguardo dei volti rappresentati e il gioco del contrasto con lo sfondo rendono di ogni composizione, la descrizione accurata di una scena, come in un set cinematografico.
Un’indagine sulle forme e sul loro significato emotivo è quella intrapresa da Andrea Triverio, che elabora un linguaggio pittorico di richiamo fumettistico. Immagini e parole si fondono e la natura psicologica-emozionale dell’artista emerge con determinazione mentre al centro dell’interesse c’è la volontà di liberare dai pregiudizi e da ogni tabù ogni forma di sentimento e di passione.
Gioca sull’equilibro tra colore e scrittura, Dario Palermo, che approdato al graffitismo, espressione libera e fuori dagli schemi, si impegna nella ricerca del dimamismo in tutto ciò che rappresenta. Segni e disegni nascono estemporanei, veloci, anche su tele o tavole da skateboard…senza trascurare i dettagli nell’ambito a lui adesso più congeniale: la body art.
Paolo Budassi graffia di segni e colori tutto ciò che per lui è e appare come supporto, un mobile, un muro… o un treno su cui incidere la propria identità in uno spazio metropolitano in cui lasciare un simbolo,un segno è sinonimo di esistenza.
La descrizione di un attimo e della vita, di una poesia, di un libro aperto è il lavoro di installazione di Dario Sajeva. La sua poetica, nasce da una formazione in ambito teatrale e si fonda sull’ esaltazione dell’altro, attraverso oggetti di uso quotidiano che si elevano a strumenti di interpretazione dei sentimenti.
La definizione del rapporto uomo-donna per Christian Ciampoli e Stefania Marinelli assume caratteri assai diversi. Nel video presentato emerge una dimensione claustrofobica del vivere quotidiano. L’uso sapiente di una arternanza di immagini e suoni scandisce i ritmi dell’esistenza ed esprime con intensità le difficoltà che talvolta intercorrono nei rapporti umani.
Per i Lemeh 42 il video è invece lo strumento descrittivo per un gioco intellettuale di continuità che tende a indagare le infinite possibilità conoscitive dell’individuo.
Giacomo Casprini mette in relazione armonica segni e colori in opere molto grandi che trovano collocazione ed equilibro con l’ambiente. Una astrazione che vuole lasciare la massima libertà interpretativa all’osservatore. Dalle sue opere si possono trarre delicate vibrazioni, come i suoni di un brano musicale.
Un dialogo costante tra soggetto e natura è anche la sintesi della ricerca di Carlotta Destro. Nelle sue foto l’artista scava l’anima dei sentimenti femminili contrapponendo la dimensione onirica alla realtà. Un talento naturale e una predisposizione innata alla ricerca del variegato mondo dei sentimenti, delle relazioni e della stringete dimensione urbana delle metropoli è il lavoro fotografico di Lorenzo Palombini.
Gabriele Dini racconta con precisione e intuizione alcune suggestioni metropolitane mettendole in relazione alla figura umana spesso sovrastata dal mondo che la circonda.
Non di minore impatto sono le istantanee di reportage a carattere documentaristico di Lisa Ciampi e Paul Asua Bilbao, in cui la loro ricerca e la sperimentazione alludono alla rappresentazione della realtà colta nell’immediatezza e nella spontaneità dei volti espressivi da loro ritratti.
Martha Baggetta presenta un’ampia panoramica del mondo. Dai suoi viaggi nelle grandi metropoli ha saputo raccogliere le immagini più rappresentative con uno sguardo sensibile, ha scovato gli angoli e le prospettive di alcuni pazi urbani e per restituire da vicino l’impatto dell’uomo che guarda alle tecnologie e al progesso.
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